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La vendemmia, il suo fascino, la sua storia

Vendemmia 2018: il frutto della tradizione, lavorazioni pazienti e rituali che portano alla nascita di prodotti d’eccellenza.

Cosa c’è dietro a una bottiglia di vino?

Dalla prima metà del XX secolo la famiglia Franzosi coltiva con orgoglio, fatica e dedizione la terra natia, nel cuore della Valtènesi, a partire dal duro lavoro di nonno Giovanni. (Per approfondire: “Cantine Franzosi 2.0: il connubio tra innovazione e tradizione ”).

Da allora si sussegue l’alternanza delle stagioni, la forza della natura, il prendersi cura del territorio di origine nell’attesa dei frutti della vite, sino alla vendemmia.

Gesti e rituali che si ripetono negli anni, continuando a vivere nelle sapienti mani del figlio Bruno, fino a essere tramandate e preservate dai tre figli Paola, Giovanni e Luigi.

“Il valore storico ed antropologico della vendemmia risale a tempi molto antichi e si è tramandato di generazione in generazione attraverso metodi di lavoro agricolo e tradizioni contadine.

Per molti aspetti ancora oggi assume un momento rituale, un significato sociale e di comunione, nel quale uomini e donne si riuniscono e insieme lavorano per lo stesso obbiettivo, tra i filari dei vigneti, circondati dai colori e dai profumi caratteristici, un rito fatto di fatica e di soddisfazione quando alla fine si festeggia insieme” afferma Giovanni Franzosi.

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La vendemmia, il suo fascino, la sua storia

Prima della vendemmia

La stagione vegetativa della vite dura circa sei mesi, da Aprile a Settembre. Normalmente l’uva impiega circa cento giorni dall’allegagione alla maturazione, un periodo pieno di lavoro per ottenere vini di qualità.

Prima bisogna fare una potatura verde in modo da creare il giusto equilibrio tra la vegetazione e la produzione.

Verso la fine dei cento giorni, l’uva inizia a maturare e a cambiare di colore, l’invaiatura, ed è proprio in questo momento che per aumentare la qualità delle uve, è opportuno fare un diradamento dei grappoli, eliminandone circa il 30%, lasciando sulla pianta solo i frutti migliori, in modo da accrescere la concentrazione zuccherina e ottimizzando la vigoria della vite.

I chicchi infatti diventano più morbidi e all’interno avvengono importanti trasformazioni chimiche: l’acidità si abbassa e lo zucchero aumenta, i tannini si trasformano e si formano le sostanze responsabili degli aromi e dei sapori.

Quando inizia la vendemmia?

Non esiste una data certa, ogni anno può cambiare a seconda delle variazioni climatiche. Secondo la saggezza popolare se l’estate è stata calda e con poche piogge seguirà una vendemmia precoce ai primi di Settembre; viceversa se più fresca e umida si comincerà verso la fine di Settembre.

In realtà tutto parte da una serie di accurati test per capire il giusto momento di raccolta delle uve.

Circa 20 giorni prima delle raccolta viene effettuato il monitoraggio del grado zuccherino e dell’acidità delle uve, prelevando diversi campioni nel vigneto, portandoli in laboratorio per esaminare il mosto.

Alcuni vitigni maturano precocemente, grazie anche alla posizione geografica, che gioca un ruolo fondamentale, ad esempio i vigneti che distano soltanto 1 km dal Lago, altri invece che sono disposti lungo la fascia collinare con un dislivello superiore ai 200 m s.l.m., hanno bisogno di un po’ più di tempo.

Le uve di Groppello, Barbera e Sangiovese sono le prime a essere raccolte, fra le ultime quelle di Marzemino e Rebo, attendendo una naturale sovra maturazione e appassimento in vite delle uve.

Quest’anno la vendemmia è iniziata intorno al 12 settembre ed è durata circa 3 settimane abbondanti.

“Una stagione iniziata con abbondanti piogge primaverili che hanno consentito un ottimo equilibrio della vite anche durante le settimane più calde e siccitose di agosto. Le perturbazioni arrivate tra fine agosto e i primi di settembre sono state abbondanti e hanno contribuito ad abbassare le temperature. In questo modo si è riequilibrata la maturazione e favorita la formazione dei profumi primari” spiega Giovanni Franzosi.

Dal vigneto alla cantina

Dopo aver raccolto l’uva, i carichi vengono singolarmente controllati effettuando la pesata, il monitoraggio del grado zuccherino e temperatura dell’uva.

Non solo analisi e test in laboratorio: fondamentale l’occhio esperto di Giovanni nel controllare la maturazione e la sanità dei grappoli, per poi destinarli nei diversi vinificatori.

Dopo questo esame la prima operazione è la diraspatura seguita dalla pigiatura. Tradizionalmente le uve si pigiavano con i piedi, un metodo molto dolce, oggi si usano pigiadiraspatrici meccaniche che separano le uve dai raspi e rompono delicatamente la buccia e la polpa.

Il mosto, con bucce e vinaccioli, viene messo in contenitori in acciaio per la fermentazione a temperatura controllata allo scopo di facilitare la cessione del colore e dei tannini dalle bucce.

Durante la fermentazione, le bucce e i vinaccioli salgono in superficie dove formano uno spesso strato, il cappello. Per estrarre i tannini e gli antociani desiderati si pompa costantemente il mosto sullo strato delle bucce tenendolo così sempre imbevuto (rimontaggi).

Dopo la macerazione con le bucce, più o meno lunga, il vino viene separato dalla vinaccia (svinatura).

La fermentazione continua finché tutto lo zucchero si è trasformato in alcol e anidride carbonica.

Dopo vari travasi e un invecchiamento più o meno lungo in botti di legno o cisterne d’acciaio, il vino viene imbottigliato, facendogli seguire un periodo di affinamento in bottiglia.

Piccola curiosità: Le prime vinificazioni sono destinate alla produzione del vino Valtènesi Chiaretto (per approfondire: “Garda Classico Chiaretto DOP: icona del territorio.”).

Giovanni ha molto a cuore la vinificazione di questo vino d’eccellenza, uno dei più tipici del Lago di Garda.

Cura dei dettagli: la nostra filosofia

In ogni fase di produzione c’è tutta la passione, cura e dedizione, unendo tradizione e innovazione per portare avanti una produzione aziendale attenta alla qualità, con lo sguardo rivolto al futuro nel rispetto di una tradizione che affonda le sue radici nel 1938. (vedere Rosso Ottantesimo: profumo di storia)

La famiglia Franzosi sa quanto sia importante una conoscenza approfondita del proprio territorio, per ottenere buoni risultati e un raccolto ottimale.

Con orgoglio, Giovanni dice: “La vendemmia si è conclusa ed è per noi uno dei momenti più delicati dell’anno, ma anche uno dei più entusiasmanti ed emozionanti. Vendemmiare per noi è ancora raccolta manuale, un lavoro artigianale.

Il tempo ci ha aiutato fino all’ultimo, mentre dal punto di vista enologico la vendemmia ha dimostrato la presenza di gradi zuccherini importanti e di acidità notevoli.

L’annata si rivelerà molto interessante soprattutto per i vini bianchi, perché saranno contraddistinti da una buona acidità che significa freschezza e profumi intensi. Per quanto riguarda i rossi abbiamo vendemmiato ottime uve e non ci resta che aspettare.”

La soddisfazione si riversa in tutta la famiglia Franzosi e nel suo staff quando Giovanni coinvolge tutti nella degustazione delle nuove annate.

“Ormai è una tradizione, Giovanni condivide con noi il frutto del suo duro lavoro, vedo i suoi occhi brillare e il suo cuore gonfiarsi di orgoglio, è davvero un grande piacere condividere questi momenti”, spiega Paola.

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